ESISTENZA E ATTIVITÀ DEL MONDO DEMONIACO Catechesi a cura dell’Associazione Internazionale Esorcisti

Introduzione

Nella Sacra Scrittura, Satana e i demoni sono chiaramente presentati non come “un simbolo” del male, né figure mitiche, né personificazioni del male o del peccato, né allegorie, ma esseri reali e spirituali, cioè non dotati di un corpo come gli uomini: «angeli creati buoni da Dio, che si sono trasformati in malvagi, perché con libera scelta, hanno rifiutato Dio e il suo Regno»[1]. Il loro intelletto e la loro volontà sono protesi totalmente al male e agiscono cercando di propagare anche nel mondo umano la loro stessa scelta per il male con il fine di separare gli uomini da Dio e per fare questo sfruttano la possibilità che hanno d’interferire con la vita degli esseri umani ad un duplice livello: con un’azione ordinaria, tentandoli, cioè, al male e con un’azione che è definita straordinaria, perché più rara e perché si manifesta talvolta con effetti visibili e percepibili. Secondo le varie forme con cui un essere umano è soggetto a questa azione del demonio, è definito con l’espressione “posseduto dal demonio” o “indemoniato”, oppure “vessato” od “ossesso” dal demonio. Per gli oggetti e i luoghi si usa invece il termine “infestazione diabolica”. Tali termini però non sono del tutto adeguati e si prestano a dei fraintendimenti, in quanto non si riferiscono a una persona che agisce liberamente, sia pure dietro suggestione del maligno, operando il male[2].  Sarebbe auspicabile pertanto che si usasse la terminologia “disturbi spirituali” in quanto non siamo davanti a mali di origine patologica, psicologica o psichiatrica, ma a mali di natura spirituale, cioè provocati da esseri spirituali maligni per mezzo di un’azione che non è la semplice tentazione.

Tuttavia non essendo stati per ora ancora proposti altri termini per esprimere le varie forme dei disturbi spirituali, continueremo nel corso di questa catechesi a usare il termine «possessione, vessazione ed ossessione diabolica» per le persone e «infestazione diabolica» per i luoghi. Specificheremo nel corso della trattazione che cosa si intende per ciascuna di essa.

La possessione diabolica descritta nei Vangeli è distinta dalle malattie fisiche e psichiche

Gesù durante i tre anni della sua missione pubblica ha annunciato il Regno di Dio, ha guarito gli infermi dalle malattie e ha liberato dal demonio coloro che erano da essi tormentati. La forma più grave di tale aggressione diabolica è quella che compare, appunto, nei Vangeli- e che definiamo «possessione diabolica» e chi la subisce lo definiamo talvolta e impropriamente con il termine “indemoniato”.

La possessione diabolica non è una malattia fisica o psichica, ma una reale azione di uno spirito demoniaco (o anche più di uno) che subentra con il suo dominio dispotico, brutale e violento, servendosi del corpo della sua vittima, costretta a parlare e a muoversi come quello spirito o quegli spiriti vogliono, senza potergli resistere.

Nei Vangeli si evidenzia chiaramente la differenza dell’atteggiamento di Gesù quando guarisce da una malattia e quando invece libera un indemoniato. Quando la persona era ammalata, Gesù si rivolgeva direttamente e benignamente al malato e lo guariva; se invece gli si presentava un indemoniato, Gesù si rivolgeva con determinazione a qualcun altro, distinguendolo dalla persona stessa, e con un comando imperativo gli ordinava di lasciarla e di non tormentarla più.

Nell’episodio dell’indemoniato nella sinagoga di Cafarnao, Gesù non disse: «Taci», ma con comando imperativo disse: «Taci ed esci da quell’uomo!» (Mc 1,25). Quando si trovò davanti a quell’uomo che vagava tra i sepolcri, urlando e percuotendosi con pietre, Gesù non parlò a lui, ma si rivolse direttamente a qualcun altro, che aveva ridotto quell’uomo in tale miserevole condizione e con comando imperativo, esclamò: «Esci, spirito impuro da quest’uomo!» (Mc 5,8).

Quando gli portarono quel ragazzo, che i discepoli non erano riusciti a liberare e che il padre presentò a Gesù supplicandolo di liberarlo, Gesù non disse al ragazzo: «Sii guarito e va in pace», ma: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più!» (cfr. Mc 9,25). Gesù cacciando via il demonio con un comando imperativo, rivela chiaramente che quel ragazzo era dominato totalmente da una presenza demoniaca che gli bloccava la parola e l’udito.

Nei Vangeli, soprattutto nei vangeli di Matteo e Marco, la distinzione tra guarigione di una persona da una malattia e la liberazione di una persona da una possessione diabolica è indicata non solo dal diverso atteggiamento che assume Gesù, ma anche dal comportamento che la persona tormentata dal demonio, ha nei suoi confronti. A differenza dei semplici ammalati, i quali supplicano Gesù di guarirli, una voce rabbiosa, manifesta terrore e chiede di non essere mandato via dal corpo di quella persona; la persona cade a terra prostrata come da una forza contro la quale è impotente. Se quell’essere estraneo alla persona è interrogato da Gesù circa il suo nome, è costretto a rispondere: «Il mio nome è Legione [-gli rispose-] perché siamo in molti» (Mc 5,9). Dimostra inoltre di conoscere l’identità di Gesù e teme di essere abbattuto da Lui. Nella sinagoga di Cafarnao esclama: «Basta! Che vuoi da noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (Lc 4, 34; cfr. anche Mc 1, 24). Attraverso quell’uomo che vagava nei sepolcri urlando, dice: «Che vuoi da me Gesù Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi!» (Lc 8, 28).

In ambito cristiano la distinzione tra queste due condizioni, malattia e possessione diabolica, era, a livello di principi, ben presente fin dall’inizio del cammino ecclesiale, come si può evincere dagli stessi Evangelisti, assai fermi nel distinguere tra malattie provocate da fattori naturali e azioni straordinarie del demonio. La Chiesa Cattolica ha pertanto sin dal principio distinto tra possessione diabolica e malattia mentale/ stato di disagio psichico.

I Vangeli, dunque, pongono una distinzione tra coloro che sono malati e coloro che invece sono tormentati da uno o più spiriti demoniaci. Questi, infatti, a differenza dei malati rivelano con dei segni inequivocabili, la presenza di uno o più esseri intelligenti estranei a loro stessi. Quali sono questi segni? La persona innanzitutto perde la coscienza di sé. La “coscienza” nel senso della presenza a sé stessa, dell’“autopercezione” sembra scomparire, sostituita temporaneamente da un essere estraneo  che controlla  la persona totalmente e pieno d’ira, urla rabbiosamente, provoca forti convulsioni e contorcimenti nel corpo della sua vittima, ne altera i tratti somatici, mostra di conoscere cose occulte, produce in essa una forza al di fuori della norma, che non corrisponde né all’età né alle condizioni di quella persona, la vessa fisicamente, servendosi delle sue stesse membra e si contraddistingue per una peculiare manifestazione di incontenibile odio e avversione nei confronti di Cristo Gesù di cui dimostra di conoscere l’identità.

I racconti relativi agli esorcismi di Gesù, indicano chiaramente che i demoni conoscevano la vera identità di Gesù, ignorata dai suoi contemporanei e dalle stesse persone che i demoni tormentavano. Nei Vangeli vediamo che i demoni, con grande turbamento e timore, gridando con forza, esclamavano attraverso gli esseri umani che essi possedevano: «Io so chi tu sei: il Santo di Dio!» (Mc 1,24); il «Figlio di Dio (Mc 3,11) e il «Figlio dell’Altissimo» (Mc 5,7). Inoltre sapevano anche che Gesù era venuto a distruggere il loro regno: «Sei venuto a rovinarci!» (Mc 1,24). Tale conoscenza non è contraddetta da Gesù, ma riconosciuta valida (Mc 1,34; 3,12) e confermata da altri passi in cui l’identità di Gesù è indicata con gli stessi termini (cfr. Mc 1,11; 9,7; 15,39). La proibizione di parlare, imposta da Gesù ai demoni, non era diretta contro quanto essi affermavano, ma piuttosto contro il modo di manifestarlo, perché i demoni anticipavano quella rivelazione sulla sua identità che Egli stesso voleva manifestare poco per volta, affinché non fosse compromesso l’esito della sua missione (si tratta del cosiddetto “segreto messianico”).

Gesù, dunque, nella sua vita terrena si è confrontato e ha lottato contro le due forme di azione del demonio: quella ordinaria e quella straordinaria.

L’azione ordinaria l’ha affrontata restando fedele al progetto del Padre quando Satana lo ha tentato nei quaranta giorni del deserto, quando Satana lo ha combattuto nelle opposizioni crescenti che suscitava tra i capi del popolo nei suoi confronti e infine quando lo ha tentato mentre moriva in croce.

L’azione straordinaria l’ha invece affrontata attraverso gli esorcismi. Gesù ha in particolare rivelato il significato e l’importanza fondamentale degli esorcismi, dicendo: «Se [invece] io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio» (Lc 11, 20). Con queste parole Gesù ha affermato che la sua attività di cacciare il demonio è il segno della venuta del Regno di Dio tra gli uomini. Piegando immediatamente la prepotenza dei demoni, Gesù conferma l’origine divina del suo potere e del suo insegnamento e dimostra, dunque, di essere il Messia Salvatore, venuto a portare il Regno di Dio sulla terra, per infrangere la tirannia di Satana sull’umanità. Gli stessi demoni -come abbiamo visto leggendo gli episodi evangelici- sono costretti, loro malgrado, a confermarlo, confessando che egli è venuto a distruggere il loro regno. Nonostante continuino tuttora a essere attivi nel mondo, per la rovina degli uomini, la loro sconfitta è già assicurata. Arriverà, infatti, come il Signore stesso ci ha preannunciato, il giorno e l’ora della loro disfatta totale: il Regno di Dio trionferà per sempre sul regno di Satana e sorgerà un nuovo mondo. Nel suo ministero di esorcista, Gesù ci fa intravedere i primi bagliori dell’avvento di quell’alba radiosa, in cui gli spiriti demoniaci non avranno più alcun potere sugli uomini.

Gesù ha realmente cacciato demoni

«Gesù non si è adeguato a una mentalità, che credeva erroneamente all’esistenza del diavolo e dei demoni. L’atteggiamento di Gesù nei confronti del giudaismo del suo tempo è stato quello di una vigorosa libertà, l’ha portato a rifiutare o a superare alcuni punti, non di rado di capitale importanza, quali: la modalità concreta del monoteismo giudaico (che è di solitudine anziché di comunione), l’intangibilità e il primato della legge sull’uomo, l’assolutizzazione del particolarismo israelitico, il messianismo politico e nazionalista, la rigida connessione del peccato con la sofferenza, la sopravvalutazione della purezza legale, la possibilità del divorzio e altro ancora. Nel contesto di una tale libertà, si può dire a colpo sicuro che, qualora Gesù non fosse stato convinto della realtà e dell’importanza della demonologia, sostenuta dall’ebraismo, non avrebbe mancato di lasciarla cadere come qualunque delle altre dottrine da lui contestate. E, invece, i testi ci mostrano che Gesù ha, sì ampiamente ridimensionato la dottrina del diavolo, propria del suo tempo e del suo ambiente ma, nel contempo, l’ha fermamente mantenuta e, anzi, gli ha conferito uno sviluppo di gran lunga superiore a quello dell’Antico Testamento, sempre collegandola con l’interpretazione della propria missione. Dunque, era davvero persuaso di un dato reale e rilevante»[3].

«C’è, poi, da riflettere sulla famosa disputa su Belzebù, riportata dai Sinottici (cf Mt 12,22-29; Mc 3,22-30; Lc 11,14-22), allorché un gruppo di farisei, in occasione della liberazione di un indemoniato, rivolse a Gesù l’accusa di scacciare i demoni in nome del principe dei demoni. Per controbattere l’accusa, bastava che Gesù si ponesse dalla parte di Sadducei, che negavano l’esistenza degli spiriti maligni, e spiegare ai farisei che i propri esorcismi non erano altro che semplice attività di guarigione dei malati. Invece, Gesù scelse la strada più difficile: confutò l’obiezione dei farisei, ma confermò la loro credenza nell’esistenza e nell’attività dei demoni. E, così facendo, non fece altro che moltiplicare i suoi avversari: farisei per un verso e sadducei per l’altro»[4].

Se si prova a leggere qualche nota di commento ad alcuni testi evangelici, si rimane vivamente sorpresi da certe espressioni ambigue: “presso gli ebrei si aveva la convinzione che le malattie mentali fossero causate da una presenza diabolica”. In pratica, si contraddice nel commento al Vangelo quanto è scritto nel Vangelo stesso. Chi accetta acriticamente questi “suggerimenti”, finisce con il recepire un Vangelo molto diverso da quello trasmessoci dagli apostoli. Secondo quanto questi teologi cercano sottilmente d’insinuare, la possessione non sarebbe altro che una particolare forma espressiva – o, al massimo, una forma di creduloneria – mediante la quale, 2000 anni fa, gli ebrei indicavano, in realtà, dei normali ammalati di mente. Quest’affermazione, non supportata da alcun elemento a favore, per quanto semplicistica sia, ai nostri tempi ha trovato facilmente spazio e credito, contaminando la teologia. Essa, però, trova un ostacolo insormontabile nelle precise parole di Gesù: «Andate a dire a quella volpe (di Erode): “Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito” (Lc. 13, 32)». Per lungo tempo alcuni teologi hanno introdotto nei commenti ai Vangeli, delle considerazioni fuorvianti che hanno danneggiato pesantemente la pastorale della Chiesa in questo campo, consegnando in tal modo tanti fratelli e sorelle bisognose di questo ministero a cure psichiatriche di cui non avevano bisogno, aggravando così ulteriormente la loro sofferenza.

Il ritenere che Gesù si sia ingannato, o per lo meno che si sia adattato al linguaggio, alla mentalità e alle credenze del tempo, chiamando opera del demonio quello che era semplicemente effetto di isteria o di turbe psichiche di origine naturale, significa negare la divinità stessa di Gesù Cristo. Colui che è «Via, Verità e Vita» (Gv 14,6), venuto a rendere testimonianza alla Verità (cfr. Gv 18,37), non poteva ingannare i suoi uditori, facendo loro credere il falso per il vero. Egli, che era venuto «per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv 3,8) e che affidava ai suoi discepoli il compito di cacciare i demoni, non poteva lasciar dubbi su una verità così importante e fondamentale. San Giovanni Paolo II, ricordò durante l’Udienza Generale di mercoledì 3 giugno 1998, che «una tipica attività di Cristo è proprio quella dell’esorcista».  Cristo era esorcista e il Vangelo stesso testimonia numerose liberazioni che egli ha operato a beneficio dei posseduti. In una catechesi di vari anni prima, nell’Udienza del 20 agosto 1986, sullo stesso tema il Papa aveva affermato:

«Alla vittoria di Cristo sul diavolo partecipa la Chiesa: Cristo, infatti, ha dato ai suoi discepoli il potere di cacciare i demoni (cfr. Mt 10,1 e par.). La Chiesa esercita tale potere vittorioso mediante la fede in Cristo e la preghiera (cfr. Mc 9,29; Mt 17,19-20), che in casi specifici può assumere la forma dell’esorcismo».

Tutti sappiamo, inoltre, come Papa Francesco, sin dall’inizio del suo Pontificato, nelle sue omelie, nelle catechesi nel corso delle Udienze Generali e in vari discorsi, abbia spesso fatto esplicita allusione all’opera del demonio tra gli uomini.

«Alla luce di tali decisive constatazioni non fa meraviglia che la tradizione della Chiesa, sulla realtà e l’importanza della lotta contro il “principe di questo mondo”, rappresenti uno dei casi più massicci di continuità che la storia abbia mai registrato. A cominciare dal Concilio di Nicea e poi di Costantinopoli del secolo IV, per arrivare al Concilio Lateranense IV del secolo XIII, papi e vescovi presero posizione contro una dottrina, il dualismo, che faceva di Satana una sorta di secondo Dio, indipendente e contrario al vero Dio. Nulla sarebbe stato più facile ed efficace per sconfiggere quell’errore che identificava il diavolo con il peccato. Ma i Padri Conciliari non misero minimamente in discussione la realtà di Satana»[5].

Ai nostri giorni, il Magistero della Chiesa e i Papi sino a Papa Francesco avrebbero potuto fare propria l’identificazione del diavolo con il male, sostenuto da quei settori della teologia contemporanea che si appellano alla fedeltà allo spirito del tempo in nome del dialogo tra fede e cultura, raccomandato dal Vaticano II. E, invece, sfidano il dileggio degli oppositori e dichiarano precisamente l’opposto.

Che i Papi sfidino il dileggio di coloro che negano l’esistenza del diavolo e dei demoni risulta, infine, dalla promulgazione del Rito degli esorcismi. Un testo liturgico del genere che senso avrebbe, se il diavolo e i demoni non dovessero esistere? Tutto ciò è segno evidente che i Papi ritengono intangibile questo dato.

«Questa continuità di pronunciamenti, esistente entro evidenti cambiamenti epocali di sensibilità -fa notare Gozzelino- prova che la dottrina del Magistero della Chiesa sul diavolo e i demoni non dipende dal semplice fatto che fino al secolo XVIII la presenza del diavolo non conoscesse oppositori di sorta. Dipende, invece, da una adesione di fede a ciò che Dio ha rivelato»[6].

Alla luce dell’insegnamento della Sacra Scrittura, di Cristo e della Chiesa, che abbiamo presentato, dobbiamo senza mezzi termini affermare che chi insegna che il demonio non esiste, che non esiste alcuna possessione diabolica e che gli esorcismi sono soltanto un retaggio del passato della Chiesa, è in aperta discordanza con la Rivelazione, con il Vangelo e con il Magistero della Chiesa.  Dio ci ha infatti rivelato la reale esistenza di Satana e degli spiriti demoniaci al suo servizio, una verità sempre insegnata dalla Chiesa e mai negata nella storia del cristianesimo.

Nel 1975 la Congregazione per la Dottrina della Fede, circa l’esistenza del Demonio e il suo potere di tentare e di possedere gli uomini, raccomandava vivamente la lettura di un testo commissionato a un esperto e pubblicato sull’Osservatore Romano il 26 giugno 1975. Il testo è riportato anche nell’Enchiridion Vaticanum, vol. V, pag. 830-879 (1974-1976) ed è intitolato: Fede e demonologia.  In esso, si afferma, tra l’altro:

«Nel corso dei secoli l’esistenza dei demoni non è mai stata fatta oggetto di una definizione esplicita e solenne del Magistero della Chiesa, ma “la ragione è che la questione non fu mai posta in questi termini, perché gli eretici e i fedeli, ugualmente fondandosi sulla Sacra Scrittura, erano d’accordo nel riconoscere la loro esistenza e i loro principali misfatti. Per questo, oggi, quando è messa in dubbio la realtà demoniaca, è necessario riferirsi alla fede costante e universale della Chiesa alla sua fonte maggiore: l’insegnamento di Cristo. È nella dottrina del Vangelo, infatti, e nel cuore della fede vissuta che l’esistenza del mondo demoniaco si rivela come un dato dogmatico”».

Ricordiamo anche le parole del Papa san Giovanni Paolo II, quando si recò al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo sul Gargano:

«Questa lotta contro il demonio che contraddistingue la figura dell’Arcangelo Michele, è attuale anche oggi; perché il demonio è tuttora vivo e operante nel mondo. Infatti il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l’incoerenza dell’uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche l’effetto dell’azione infestatrice e oscura di Satana»[7].

Qualche anno prima, il suo predecessore, il Papa Paolo VI, oggi beato, in una udienza del mercoledì aveva dichiarato:

«Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà, misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente»[8].

La Chiesa non promulgherebbe un rito degli esorcismi se i demoni non esistessero

Il Magistero della Chiesa afferma la reale esistenza del mondo demoniaco, richiamandosi alla Sacra Scrittura, e ci ricorda che gli esorcismi di Gesù, che troviamo descritti nei Vangeli, sono stati raccolti dalla Tradizione vivente della Chiesa stessa. Se Gesù non avesse cacciato i demoni, gli esorcismi non sarebbero mai entrati nella pratica della liturgia della Chiesa. Del resto, non avrebbe senso un rituale degli esorcismi senza l’esistenza del demonio. La Chiesa, infatti, non promulgherebbe un testo liturgico nel quale «si ordina in nome di Dio ai demòni di stare lontani e di non nuocere alle creature umane»[9] se essi non esistessero. È noto il detto: «La legge del pregare è legge del credere» (Lex orandi, lex credendi)[10]. Il libro liturgico dell’esorcismo, in questo senso, costituisce una particolare testimonianza circa l’esistenza del demonio e la sua attività malefica: la liturgia della Chiesa, infatti, è espressione concreta della fede vissuta.

Nel Proemio, che introduce le Premesse Generali del più recente testo liturgico del Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, promulgato dalla «Santa Sede» è riportata una mirabile sintesi demonologica che, utilizzando tutte le definizioni della Sacra Scrittura sulla realtà demoniaca, rende evidente un profilo preciso di Satana e degli altri spiriti maligni al suo servizio. Lo riportiamo di seguito:

«Nella storia della salvezza sono presenti creature angeliche, alcune delle quali servono il progetto divino e offrono un misterioso e potente aiuto alla Chiesa; altre, invece, decadute dalla loro originaria dignità e chiamate diaboliche, si oppongono alla volontà e all’azione salvifica di Dio, realizzata in Cristo, e cercano di associare l’uomo alla loro ribellione a Dio (CCC nn. 332,391,414, 2851). Nelle Sacre Scritture il Diavolo e i demoni sono indicati con nomi diversi, dei quali alcuni indicano in certo modo la loro natura e il loro comportamento (CCC nn. 391-395, 397). Il Diavolo, detto anche Satana, è chiamato serpente antico e drago. È lui che seduce il mondo intero e combatte contro coloro che osservano i comandamenti di Dio e possiedono la testimonianza di Gesù (Ap 12, 9). 17). È detto nemico degli uomini (1 Pt 5, 8) e omicida fin dal principio (cfr Gv 8, 44) per aver reso l’uomo, con il peccato, soggetto alla morte. Con le sue insidie induce l’uomo a disobbedire a Dio, per questo è detto Maligno e Tentatore (cfr Mt 4, 3 e 26, 36-44), menzognero e padre della menzogna (cfr Gv 8, 44), colui che agisce con astuzia e falsità, come attestano la seduzione dei progenitori (cfr Gen 3, 4). 13), il tentativo di distogliere Gesù dalla missione ricevuta dal Padre (cfr Mt 4, 1-11; Mc 1, 13; Lc 4, 1-13) e il suo mascherarsi da angelo di luce (cfr 2 Cor 11, 14). È detto anche principe di questo mondo (cfr Gv 12, 31; 14, 30), cioè signore di quel mondo che è in potere del Maligno (cfr 1 Gv 5, 19) e non ha conosciuto la luce vera (cfr Gv 1, 9-10). Il suo potere è indicato come potere delle tenebre (cfr Lc 22, 53; Col 1, 13) per l’odio che egli porta alla Luce, che è Cristo, e per lo sforzo di attrarre gli uomini alle proprie tenebre. Il Diavolo e i demoni, coalizzati insieme per opporsi alla sovranità di Dio (cfr Gd 6), hanno ricevuto una condanna (cfr 2 Pt 2, 4) e costituiscono l’esercito degli spiriti del Male (cfr Ef 6, 12). Benché creati come esseri spirituali, essi hanno peccato e sono anche definiti angeli di Satana (cfr Mt 25, 41; 2 Cor 12, 7; Ap 12, 7). 9). Ciò può insinuare che dal loro maligno signore sia stata a essi affidata una qualche particolare missione (CCC n. 394). L’intero operato di questi spiriti immondi, malvagi, seduttori (cfr Mt l0, 1; Mc 5, 8; Lc 6, 18. 11, 26; At 8, 7; 1 Tm 4, 1; Ap 18, 2) è stato distrutto dalla vittoria del Figlio di Dio (cfr 1 Gv 3, 8). Anche se “tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre che durerà fino all’ultimo giorno” (Conc. Vaticano II, Cost. pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, n. 37), Cristo, grazie al suo mistero pasquale di morte e risurrezione, «ci ha strappati dalla schiavitù di Satana e del peccato» (ibidem, n. 22) annientando il loro dominio e liberando tutte le cose dal contagio del male. E siccome l’azione devastante e ostile del Diavolo e dei demoni coinvolge persone, cose, luoghi, manifestandosi in modi diversi, la Chiesa, sempre cosciente che “i giorni sono cattivi” (Ef 5, 16), ha pregato e prega perché gli uomini siano liberati dalle insidie del Maligno»[11].

La Conferenza Episcopale Italiana [CEI], traducendo questo testo liturgico dal latino in italiano, ha riportato prima del Proemio anche una sua Presentazione nella quale tra l’altro afferma:

«Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini»[12].

E subito dopo aver affermato l’esistenza e l’azione del demonio, la CEI aggiunge:

«Il Vangelo descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cfr Mc 1,23-28; 32-34.39; 3,22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che “non è contro creature fatte di sangue e di carne ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male” (Ef 6, 12)»[13].

NOTE:

[1] Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 74.

[2] L’azione ordinaria e più estesa dei demoni fra gli uomini è quella ordinaria, cioè la tentazione: il nostro nemico cerca di sedurci con le realtà sensibili, agendo sui nostri sensi esterni (vista, tatto, udito, odorato, gusto) e su quelli interni (memoria, immaginazione e intelletto). In tal modo egli prova a sollecitare il consenso della nostra libera volontà al male, con lo scopo di provocare e rafforzare sempre più in noi una dipendenza morale da lui. La sua è «un’opera di seduzione: egli tenta d’insinuarsi nell’intimo, nella interiorità della persona e di spingerla al male influendo sulla sua libera volontà. Sotto questo punto di vista il demonio influenza la persona lasciandola libera e ottenendo quindi il suo consenso». Ciò che la persona compie in queste condizioni lo fa responsabilmente, proprio perché “lo vuol fare”. Nella Presentazione della CEI del “Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari” si dice: «Satana riesce a impadronirsi davvero dell’uomo in ciò che ha di più intimo e prezioso quando questi, con atto libero e personale, si mette in suo potere con il peccato». Per questo la vigilanza deve essere esercitata soprattutto nei confronti dell’azione ordinaria di Satana, con la quale egli continua a tentare gli uomini al male. Proprio la tentazione è il pericolo più grave e dannoso, in quanto si oppone direttamente al disegno salvifico e all’edificazione del Regno. Il credente vigila, perciò, per non essere ingannato e prega ogni giorno con le parole suggerite da Gesù: «Padre, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal Male» (Mt. 6,13). Sarebbe quindi da stolti prestare tanta attenzione all’eventuale presenza del Maligno in alcuni fenomeni insoliti e non preoccuparsi affatto della realtà quotidiana della tentazione e del peccato, in cui Satana, «omicida fin dal principio» e «padre della menzogna» (Gv. 8, 44), è sicuramente all’opera» (Conferenza Episcopale Italiana “Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari”, Presentazione n.°7).

[3] Cfr. G. Gozzelino, Alla radice della pratica esorcistica. Problemi e compiti dell’odierna demonologia cristiana, in «Rivista liturgica», n.6, novembre-dicembre 2000, pagg. 865-866.

[4]   Ivi, op. cit., pagg. 866-877

[5]   Ivi, op. cit., pagg. 866-877.

[6]   Ivi, op. cit., pag. 867

[7] Alla popolazione di Monte sant’Angelo, 24 marzo 1987.

[8] Udienza Generale, 15 novembre 1972.

[9] «Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari», Libreria Editrice Vaticana, 2001, Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

[10] Anche il rituale dell’esorcismo costituisce nella Chiesa una particolare testimonianza sull’esistenza del demonio e sulla sua attività malefica. La frase citata si trova nel libro di San Prospero d’Aquitania, scritto negli anni 435-442: De vocazione omnium gentium, 1, 12 (PL 51 664) e ripreso poi dal papa Celestino I nello scritto: Indiculus 8 (DH 246).  Si può dunque parlare anche di argomento liturgico per l’esistenza di Satana; su questo aspetto si sofferma il già citato testo raccomandato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: Les formes multiples de la superstition, 26 giugno 1975; versione italiana pubblicata su L’Osservatore Romano del medesimo giorno e riportato con il titolo: Fede e demonologia nell’Enchiridion Vaticanum, vol. V, pag. 830-879 (1974-1976).

[11] Cfr Proemio, Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari, Libreria Editrice Vaticana, 2001, pag. 17.

[12] «Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari», Libreria Editrice Vaticana, 2001, Presentazione, a cura della CEI, par. 5, pag 10.

[13]  Ivi,  pag. 10, par. 5

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