LA FIGURA DELL’ESORCISTA E IL SUO MINISTERO NELLA CHIESA. Relazione

ASSEMBLEA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

30 maggio – 1° giugno 2017

Curia generalizia della Compagnia di Gesù – In Aggiornamento

 

 LA FIGURA DELL’ESORCISTA E IL SUO MINISTERO NELLA CHIESA

Relazione del presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti,

padre Francesco Bamonte, icms

31 maggio 2017

 

Signor Cardinale, Reverendissimi Confratelli nel sacerdozio che partecipate a questa Assemblea Plenaria del Dicastero della Congregazione per il Clero,

ringrazio di avermi  cortesemente chiesto, tramite sua Eminenza il Cardinale Beniamino Stella,  una relazione sulla figura del sacerdote esorcista e sul ministero a lui affidato dalla Chiesa. Presenterò la relazione alla luce della esperienza che, come  presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti, raccolgo da ogni parte del mondo; rimando anche alla “introduzione” -allegata a questa esposizione e affidata alla lettura personale- circa i fondamenti evangelici e gli insegnamenti del magistero della Chiesa sull’esistenza del mondo demoniaco; sulla sua attività ordinaria e straordinaria nel mondo umano; sulle possessioni diaboliche e sul ministero dell’esorcismo; sulla crescente pratica delle varie forme di occultismo tra le nuove generazioni, con i conseguenti danni sul piano psicologico, morale e spirituale.

Papa Francesco, ricevendo il 17 marzo scorso i partecipanti al «XXVIII Corso sul Foro Interno», promosso dalla Penitenzieria Apostolica, ha auspicato una stretta collaborazione tra confessori ed esorcisti. In quell’udienza ha detto che, qualora il confessore rilevasse la presenza di disturbi spirituali reali nei fedeli che si accostano al sacramento della Confessione, non dovrà esitare a fare riferimento agli esorcisti della diocesi[1].

Alla luce di questo invito, è auspicabile che ogni Vescovo -al fine di colmare l’”iter” formativo sacerdotale- promuova incontri di aggiornamento pastorale nella formazione permanente dei sacerdoti, affidati a un esorcista di provata esperienza, il quale istruisca accuratamente i confratelli circa i criteri utili per un primo discernimento, al fine di comprendere se le vicende, i segni, i sintomi, i fenomeni -che i fedeli descrivono o manifestano- siano da attribuire a una reale azione straordinaria del demonio.

Questo “primo discernimento” può e deve essere fatto da ogni sacerdote, in modo che all’esorcista siano indirizzate solo le persone che sembrano avere realmente bisogno del suo specifico ministero.

Il Papa ha poi anche ricordato che i sacerdoti esorcisti «devono essere scelti con molta cura e molta prudenza».

Il Vescovo, in quanto successore degli Apostoli, è il primo esorcista della diocesi a lui affidata: primo, ma non necessariamente l’unico della diocesi. Alcuni vescovi esercitano questo ministero di carità sporadicamente, per i molteplici impegni legati al loro ministero episcopale.

Il Codice di Diritto Canonico (canone n. 1172, par. 1-2) stabilisce che il Vescovo individui uno o più sacerdoti idonei a svolgere questo delicato ministero, al fine di assicurare tale servizio pastorale alla diocesi. I candidati prescelti siano sacerdoti equilibrati e prudenti; di costante, scrupolosa e personale cura spirituale, fedeli al Vangelo, dediti alla preghiera e all’esercizio delle virtù.

Il rituale dell’esorcismo, al n. 13 dei Prænotanda, riprendendo il CDC (can. 1172/2), suggerisce ai Vescovi «sacerdoti di provata pietà, scienza, prudenza e integrità di vita». Tali caratteristiche risultano determinanti nel primo discernimento e in quello successivo e cioè nel modo di fronteggiare il maligno una volta accertata la sua reale azione straordinaria; nel modo di relazionarsi con il fedele che ha bisogno di tale ministero, con i suoi familiari e con i propri ausiliari; e, soprattutto, nella capacità di guidare le anime ad acquisire le disposizioni necessarie per conseguire la liberazione.

Dopo aver riportato le note caratteristiche che un Vescovo deve riscontrare in un sacerdote, perché svolga con frutto questo ministero, il rituale degli esorcismi, al n. 13 dei Prænotanda, aggiunge che i sacerdoti siano «specificamente preparati a tale ufficio». Prima di iniziare ad esercitare il ministero, dovrebbero essere disponibili per un tempo di formazione esperienziale pratica, affiancandosi a un esorcista che svolga con zelo tale specifica missione. Non si può improvvisare l’esercizio di questo ministero, così delicato.

Il tirocinio iniziale dovrebbe, poi, essere accompagnato e seguito da una formazione permanente. Ai nostri tempi la portata del fenomeno “occultismo”, vasta, articolata e multiforme, esige che l’esorcista -per quanto agisca già in comunione con il proprio Vescovo, in virtù della licenza da lui ricevuta – non sia isolato rispetto agli altri confratelli impegnati in questo campo: gli stessi sacerdoti esorcisti, al fine di aiutare in maniera sempre più efficace i fratelli e le sorelle tribolati dal maligno, avvertono il bisogno di una sempre più stretta unione fra di loro e la necessità di incontrarsi periodicamente, per approfondire la formazione personale, per condividere le proprie esperienze, per scambiarsi notizie, per stringere una più stretta fraternità sacerdotale e per condividere momenti di preghiera comune.

In tal senso, il 13 giugno 2014, è stata accolta con grande gioia l’approvazione dello Statuto dell’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE) e il conferimento ad essa della personalità giuridica, con decreto della Congregazione per il Clero, che l’ha riconosciuta come associazione privata internazionale di fedeli.

L’Associazione Internazionale Esorcisti periodicamente organizza corsi e convegni, per una prima formazione “di base” e per la successiva formazione permanente degli esorcisti e dei loro ausiliari.

Al fine di favorire i contatti e l’unità tra gli esorcisti, e garantirne la formazione permanente, l’Associazione -oltre i momenti “ufficiali” d’incontro-  cura una «Lettera Circolare», che viene inoltrata ai soci, in versione digitale, periodicamente, nelle varie lingue, con informazioni e avvisi sulla vita interna dell’Associazione; una rivista periodica dal titolo: «Quaderni AIE», con articoli, approfondimenti, aggiornamenti su temi riguardanti il ministero degli esorcismi. Inoltre la segreteria provvede ad inviare, a tutti i membri dell’Associazione, in versione digitale, gli Atti dei Convegni annuali.

Da qualche anno l’Associazione ha avviato uno studio accurato, dal titolo: “Linee guida per una corretta prassi del ministero degli esorcismi”, articolato in tre parti:

  1. La prima è finalizzata a facilitare il discernimento dei casi particolari, con indicazioni specifiche che aiutino tutti i sacerdoti a capire quando realmente necessiti l’intervento di questo ministero.
  2. La seconda parte offre indicazioni ai sacerdoti esorcisti, affinché siano evitati prassi o metodi dubbi, cioè non corrispondenti alle norme con le quali la Chiesa regola l’azione liturgica di questo ministero. Il sacerdote non può procedere a proprio arbitrio, in quanto opera nel quadro di una missione ufficiale: rappresenta Cristo e la Chiesa. Nell’amministrare l’esorcismo, deve anche conoscere e seguire le norme stabilite dalla Chiesa. Il servizio pastorale dell’esorcismo, infatti, si colloca prettamente in ambito ecclesiale e l’esorcista deve attenersi fedelmente a tutto ciò che la Chiesa stabilisce nella realizzazione di questo specifico “sacramentale”.
  3. Nella terza parte sono riportate indicazioni precise sui requisiti e sui compiti dei fedeli laici che aiutano i sacerdoti esorcisti.

Un’altra esigenza fondamentale dei sacerdoti esorcisti è quella di essere circondati da un presbiterio solidale e comprensivo nei loro confronti. È fondamentale l’opportuno intervento del Vescovo -che favorisca tale fraterna comunione- e l’atteggiamento serio ed equilibrato dell’esorcista, nel ministero che gli è stato affidato.

Un ulteriore elemento essenziale riguarda il rapporto personale con il proprio Vescovo ordinario. Ogni ministero richiede di essere svolto nella piena comunione ecclesiale: è importante, perciò, che vi siano periodici incontri, perché il Vescovo possa vigilare paternamente, verificando le condizioni fisiche, psicologiche e spirituali del sacerdote e perché l’esorcista senta il sostegno e l’incoraggiamento paterno del proprio Vescovo. Il rituale degli esorcismi (n. 13 dei Prænotanda) afferma che il sacerdote deve compiere tale «servizio di carità con fiducia e umiltà, sotto la guida dell’Ordinario», che di regola è appunto il Vescovo diocesano.

L’esorcista contribuisce a prevenire il triste fenomeno del funesto ricorso di molti agli “operatori dell’occulto”. La mancanza di esorcisti in una diocesi può, infatti, indurre la gente a rivolgersi a tali personaggi, o a “sette” di vario genere. Il fedele che necessita realmente dell’esorcismo «è un membro della comunità, uno di quei membri che la comunità deve amare di un amore preferenziale: quando è in potere del maligno, infatti, egli è il più povero dei poveri, bisognoso di aiuto, di comprensione e di consolazione. Il ministero dell’esorcista perciò, oltre che di liberazione, è anche un ministero di consolazione»[2].

«I sacerdoti esorcisti, in comunione con i propri Vescovi e Ordinari, manifestano così l’amore e l’accoglienza della Chiesa, verso quanti soffrono a causa dell’opera del maligno»[3].

Un altro aspetto importante, dell’esercizio del ministero dell’esorcismo, è la sua idonea e feconda collocazione all’interno di una evangelizzazione integrale.

Gesù inviò i suoi Apostoli prima di tutto ad annunciare il Regno di Dio, poi a guarire gli ammalati e a liberare, nel suo nome, gli indemoniati.  Qualunque sia l’origine del male di chi chiede aiuto (che sia o meno un’autentica forma di azione straordinaria del demonio), l’esorcista s’impegna, anzitutto, a indicare e a sostenere un vero cammino di conversione e di vita cristiana; a infondere serenità, pace, fiducia in Dio e speranza nella sua grazia; a correggere atteggiamenti erronei, nei fedeli, riconducendoli a una fede autentica e genuina.

Gli esorcisti non sono soltanto gli strumenti di cui Dio si avvale per sostenere i fedeli nella lotta contro il maligno, ma sono anche i testimoni, la voce e gli ambasciatori della loro drammatica sofferenza. Questi fratelli e sorelle, tormentati dal maligno, sono infatti particolarmente cari al Cuore di Gesù e della Madre sua, poiché le loro sofferenze, accettate con amore, li avvicinano e li introducono sempre più nel Mistero della Passione di Cristo. L’offerta della loro sofferenza per la Chiesa tutta è quanto mai preziosa.

Sempre nella udienza dei partecipanti al «XXVIII Corso sul Foro Interno», promosso dalla Penitenzieria Apostolica, in riferimento ai disturbi di origine incerta, il Papa ha accennato anche a «una sana collaborazione con le scienze umane». Condividiamo particolarmente questo suo invito, perché tale collaborazione, segnalata anche tra gli obiettivi dell’Associazione Internazionale Esorcisti nello Statuto (art. 3.6), è già in atto da tempo.  L’Associazione, infatti, promuove e incoraggia la collaborazione con esperti in medicina e in psichiatria, di vita cristiana esemplare, e competenti nelle realtà spirituali cristiane: essi, ovviamente, non possono sostituirsi al ministero di esorcista, ma possono essere, in circostanze specifiche, di efficace supporto ad esso.

Il giudizio ultimo, se procedere o meno all’esorcismo, spetta comunque al sacerdote esorcista, il quale, come afferma il rituale che la Chiesa gli consegna, al n. 16 dei Prænotanda, deciderà di proferire l’esorcismo maggiore, quando sarà moralmente certo di una reale possessione diabolica.

A conclusione di questa esposizione, e cogliendo l’occasione dai contenuti  della prima mattinata dell’Assise in corso, dedicata alla formazione iniziale in Seminario, con la presentazione della nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, esprimo la comune convinzione dei sacerdoti esorcisti sulla  necessità che coloro che sono preposti alla formazione dei seminaristi, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, li istruiscano sulla reale esistenza, consistenza e natura del mondo demoniaco.

La scarsa attenzione che nei seminari e nelle facoltà teologiche oggi si rivolge alla realtà del mondo demoniaco e/o addirittura la sua negazione da parte di alcuni insegnanti, pur preposti alla formazione integrale -spirituale, pastorale e teologica- dei seminaristi, costituiscono una realtà decisamente preoccupante. La diffusa “ignoranza” di tali fenomeni, oltre a provocare un grande impoverimento nella formazione dei seminaristi e dei candidati alla vita religiosa, ha fatto sì che -una volta ordinati  sacerdoti e introdotti “nel vivo” del loro impegno pastorale- essi non siano in grado di garantire una profonda direzione spirituale; di offrire un’opportuna catechesi ai fedeli sull’esistenza e sull’attività del demonio; di affrontare le serie problematiche legate all’incremento delle pratiche occulte, che si è registrato negli ultimi decenni, e che ha spalancato la strada a un’azione straordinaria del demonio nella società, sempre più virulenta.

Certamente il primo impegno pastorale di ogni sacerdote è quello della evangelizzazione: Cristo deve essere il centro dell’annuncio, ma è inevitabile che un’autentica evangelizzazione non si scontri con il mistero dell’iniquità e non si apra a una riflessione sull’origine e sulla presenza del male nell’Universo, creato buono da Dio.

Pertanto auspico, almeno una volta nell’iter di formazione dei seminaristi, l’incontro con un sacerdote esorcista che dia testimonianza, ovviamente in modo adeguato, del ministero da lui svolto. In tal modo, la figura del sacerdote esorcista diventerebbe più familiare per i futuri sacerdoti, predisponendo una futura e più fruttuosa collaborazione tra i sacerdoti non esorcisti e quelli esorcisti, a beneficio dei nostri fratelli e sorelle afflitti dal maligno.

Consapevoli della grave responsabilità e della delicatezza del nostro ministero, ringraziamo questa Assise, per averci concesso la possibilità di esprimere quello che ci sembrava necessario farvi conoscere in questo momento, riguardo il particolare ministero di esorcismo.

Affidando i lavori dell’Assise all’intercessione della beata Vergine Maria, porgo a sua Eminenza il Cardinale Beniamino Stella, agli altri Cardinali presenti, agli Officiali della Congregazione per il Clero, e a voi tutti, i miei più deferenti saluti.

[1] Nel corso di questa esposizione userò talvolta l’espressione: “esorcista” oppure “sacerdote esorcista”. Con essa intendo riferirmi a un sacerdote che ha ricevuto dal suo Vescovo ordinario, una “peculiare ed espressa licenza” per esercitare il ministero degli esorcismi. L’esorcistato è parte essenziale del sacramento dell’Ordine; tuttavia in analogia con il sacramento della Confessione, -che per essere amministrato validamente richiede, oltre alla potestà di Ordine, anche il possesso della potestà di giurisdizione- perché un sacerdote possa esercitare legittimamente il ministero dell’esorcismo, è infatti necessario che egli riceva dal suo Vescovo ordinario, una “peculiare ed espressa licenza”.

[2]Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari”, Presentazione, par. 16, pag. 13-14, Libreria Editrice Vaticana, 2001. [Testo promulgato dalla «Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti». Versione italiana a cura della Conferenza Episcopale Italiana].

[3] Cfr: Messaggio di Papa Francesco ai membri dell’Associazione Internazionale Esorcisti in Convegno a Roma dal 20 al 25 ottobre 2014.

LA FIGURA DELL’ESORCISTA E IL SUO MINISTERO NELLA CHIESA. Introduzione

ASSEMBLEA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO

30 maggio – 1° giugno 2017

Curia generalizia della Compagnia di Gesù – In Aggiornamento

 

Introduzione al testo:

LA FIGURA DELL’ESORCISTA E IL SUO MINISTERO NELLA CHIESA

Relazione del presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti,

padre Francesco Bamonte, icms

31 maggio 2017

Ai nostri tempi le pratiche occulte esercitano un’attrattiva rilevante, specificamente sugli adolescenti e i giovani delle nuove generazioni. Per essi spesso, l’occultismo, nelle sue molteplici forme, rischia di diventare “una nuova religione”, una nuova spiritualità, che si presenta più accattivante e alternativa rispetto alla tradizionale spiritualità e fede cristiana. L’occultismo infatti oggi è insegnato ai bambini e agli adolescenti mediante figurine, fumetti, cartoni animati, un certo tipo di musica, videogiochi, film, telefilm e romanzi.  Sono inoltre sempre più reperibili manuali di magia, in cui l’occultismo è spiegato dettagliatamente ai ragazzi e ai giovani.  Tramite internet, inoltre, oggi è possibile essere iniziati a tutte le varie forme di occultismo: stregoneria, satanismo, medianità, spiritismo, neopaganesimo, new age, ecc.  Oggi molti di loro, ad appena 13-14 anni, hanno pertanto un conoscenza di queste realtà e di questi “mondi” (per così dire) che noi nemmeno ci immaginiamo. Un numero crescente di essi, però, non si fermano alla sola conoscenza: vogliono sperimentare quello che hanno conosciuto e cominciano, così, ad assumere comportamenti pericolosissimi. Dalla conoscenza passano alla pratica vera e propria dell’occultismo che promette loro il contatto con mondi paralleli, con le anime dei trapassati, con spiriti ritenuti di volta in volta buoni o cattivi, con fantomatiche energie che si ritiene conferiscano potere per dominare gli altri, e infine con Satana stesso ricercato e adorato come se fosse Dio. Tutte promesse ingannevoli che espongono a gravi pericoli morali, psicologici e spirituali. I danni che l’occultismo può produrre, infatti, vanno da disturbi psicologici o psichici, che richiedono l’intervento dello psicologo o dello psichiatra sino talvolta ad azioni straordinarie del demonio, che richiedono l’intervento del sacerdote esorcista.

A ciò si aggiunga, una categoria, costituita da persone adulte che ricoprono ruoli di alta e altissima responsabilità nella società convinti di trovare nell’esoterismo e nell’occultismo, sino a sfociare talvolta nel luciferismo, una sorta di “filosofia” e di “cultura di élite”, contenente segreti che, gradualmente svelati, permettano loro di rafforzare il proprio potere nella società stessa.

Certamente il mondo dell’occultismo è pieno di persone che vendono illusioni a caro prezzo, offrendo il falso rimedio a tutti i mali. Il loro unico potere è la chiacchiera e la furbizia; e la maggior parte degli operatori dell’occulto rientra in tale categoria.     Tuttavia anche se spesso la gente è animata solo da vane paure, per cui ha bisogno semplicemente di essere  tranquillizzata e invitata a una vita cristiana autentica,  il contatto con alcuni operatori dell’occulto, che a differenza dei semplici truffatori sono realmente collegati con il mondo demoniaco, può provocare un’azione  particolare e/o straordinaria del demonio, dolorosa e difficile da vincere; un’azione che,  oltre  a una vita di grazia, di preghiera e di pratica dei  Sacramenti,  può richiedere anche l’aiuto del ministero degli esorcismi della Chiesa. Infatti l’esercizio di pratiche occulte non può essere sempre riducibile a inganno o vana credenza, priva di ogni fondamento. Frequentare medium, spiritisti, cartomanti, chiromanti, gruppi magici, satanisti, ecc., come anche praticare o avvalersi della mediazione di altri operatori per la fruizione di rituali occulti, oltre a richieste, di ingenti somme, come spesso accade, può provocare condizionamenti psicologici e comportamentali, ma anche danni spirituali tali da degenerare nei «fenomeni diabolici straordinari della possessione, dell’ossessione, della vessazione e dell’infestazione»[1]. La Conferenza Episcopale Italiana (=CEI), nelle note di Presentazione al Rito degli esorcismi, dopo aver invitato i Pastori della Chiesa a «richiamare, con sapienza e prudenza, i fedeli a non ricercare il sensazionale e ad evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del Maligno nel mondo»[2], e dopo aver invitati i Pastori a «esortare i fedeli a non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari»[3], afferma testualmente: «Nel dubbio circa la presenza di un influsso diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti»[4].

In tale contesto pastorale emerge sempre più la necessità di una più stretta collaborazione tra i sacerdoti e coloro che tra di essi hanno ricevuto dal proprio Ordinario licenza di esorcismo.

Il ministero degli esorcismi nei Vangeli e nella Chiesa contemporanea

Nei Vangeli vediamo che Gesù annunciava il Regno di Dio, guariva i malati, cacciava i demoni. Riguardo quest’ultima opera, Egli così ne spiega il significato e l’importanza: «Se [invece] io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio» (Lc 11, 20), affermando in tal modo che il suo potere di cacciare i demoni, è il segno del compimento del Regno di Dio nel mondo per liberare l’umanità dalla tirannia di Satana.

Nei Prænotanda del Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari tale aspetto è così è descritto:

«Durante il suo ministero Cristo diede agli Apostoli e agli altri discepoli il potere di scacciare gli spiriti immondi (cfr Mt 10, 1.8; Mc 3, 14-15; 6, 7.13; Lc 9, 1; 10, 17. 18-20). … E nel Vangelo la cacciata dei demoni fa parte dei segni che avrebbero accompagnato quelli che credono (cf Mc 16,17). Fin dal tempo degli Apostoli la Chiesa ha esercitato il potere ricevuto da Cristo di scacciare i demoni e di respingere il loro influsso (cf At 5, 16; 8, 7; 16, 18; 19, 12). Perciò essa prega con fiducia e perseveranza “in nome di Gesù” di essere liberata dal Maligno (cf Mt 6, 13) e, in quello stesso nome, per la forza dello Spirito Santo, comanda in vari modi ai demoni di non ostacolare l’opera di evangelizzazione (cf 1 Ts 2, 18) e di restituire “al più Forte” (cf Lc 11, 21.22) il dominio sul creato e su ogni uomo. “Quando la Chiesa comanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo»[5].

L’esistenza di Satana e degli altri spiriti maligni, chiamati dalla Sacra Scrittura anche diavoli o demoni, è una realtà rivelata a noi da Dio stesso, ma che durante gli esorcismi che la Chiesa compie in nome di Cristo, si svela apertamente. Il «Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica» definisce tali spiriti «angeli creati buoni da Dio, [i quali] si sono trasformati in malvagi, perché con libera scelta, hanno rifiutato Dio e il suo Regno, dando così origine all’Inferno»[6]. Dai dati biblici risulta innegabile che essi non sono né “un simbolo” del male, né figure mitiche, né personificazioni del male o del peccato, né allegorie: sono vere e proprie creature. «Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini»[7].

La Sacra Scrittura ci rivela che, in odio a Dio e all’uomo, tali spiriti ribelli cercano di propagare fra gli uomini la loro stessa scelta per il male e per fare questo sfruttano la possibilità che hanno d’interferire con la vita degli uomini ad un duplice livello: con un’azione ordinaria – tentandoli, cioè, al male – e con un’azione che è definita straordinaria, perché si manifesta anche con effetti visibili o percepibili la cui forma più grave è la possessione diabolica.

La possessione diabolica non è una malattia fisica o psichica, ma una sorta di inabitazione di uno spirito demoniaco (o anche più di uno) nel corpo della persona umana e quando tale spirito si manifesta, lo fa con un “controllo dispotico esercitato sullo stesso corpo”. Infatti, in determinati momenti detti di “crisi”, il demonio usa il corpo e la voce della vittima senza che questa riesca ad opporgli resistenza.

Di solito il tutto avviene in una perdita totale di coscienza o in uno stato di semi coscienza. Ma la cosa più drammatica è quando la vittima mantiene lo stato pieno di coscienza. Vede ed è consapevole di tutto ciò che sta accadendo, anche delle cose più umilianti, ma come uno spettatore inerme.

Il demonio, però, può possedere il corpo, tormentare la sua anima, ma non può possedere o sostituirsi a quest’ultima che rimane libera nella sua apertura all’amore di Dio e quindi alla scelta per Lui.

Nei Vangeli si evidenzia chiaramente la differenza dell’atteggiamento di Gesù quando guarisce da una malattia e quando invece libera un indemoniato. Quando la persona era ammalata, Gesù si rivolgeva direttamente al malato e lo guariva; se invece gli si presentava un indemoniato, Gesù si rivolgeva con determinazione a qualcun altro, distinguendolo dalla persona stessa, e con un comando imperativo gli ordinava di lasciarla e di non tormentarla più.

In ambito cristiano la distinzione tra queste due condizioni, malattia e possessione diabolica, era, a livello di principi, ben presente fin dall’inizio del cammino ecclesiale, come si può evincere dagli stessi Evangelisti, assai fermi nel distinguere tra malattie provocate da fattori naturali e azioni straordinarie del demonio. La Chiesa Cattolica ha pertanto sin dal principio distinto tra possessione diabolica e malattia mentale.

A differenza dei malati, gli indemoniati rivelano con dei segni inequivocabili, la presenza di uno o più esseri intelligenti estranei a loro stessi. Quali sono questi segni? La persona innanzitutto perde la coscienza di sé, nel senso della presenza a sé stessa, dell’“auto percezione”, che sembra scomparire, sostituita temporaneamente da un essere estraneo  che controlla  la persona totalmente e pieno d’ira, urla rabbiosamente, provoca forti convulsioni e contorcimenti nel corpo della sua vittima, ne altera la fisionomia, mostra di conoscere cose occulte, produce in essa una forza al di fuori della norma, che non corrisponde né all’età né alle condizioni di quella persona, la vessa fisicamente, servendosi delle sue stesse membra e si contraddistingue per una peculiare manifestazione di incontenibile odio e avversione nei confronti di Cristo Gesù di cui presume di conoscere l’identità. Queste manifestazioni sono ben note ai sacerdoti esorcisti contemporanei, quando si trovano davanti a reali casi di possessione diabolica, cioè a persone perfettamente sane di mente che sperimentano questa drammatica realtà. Inoltre l’esperienza plurisecolare della Chiesa riguardo i posseduti, dall’inizio sino ai nostri tempi, attesta che i segni descritti nei Vangeli non esauriscono la possibile casistica.  Altri segni si possono associare ad essi. Ne elenco solo due in particolare, a cui io stesso ed altri esorcisti, abbiamo qualche volta assistito: dalla bocca, sul corpo o in prossimità della persona, sul pavimento circostante o su un tavolo nel luogo dove si svolge il rito dell’esorcismo, possono comparire oggetti tra più disparati come: aghi, chiodi, pezzi di catene, sassi, ciocche di capelli, vetri, pezzi di stoffa, corde, anelli, orecchini e altre cose, tra le più varie. In genere questo fenomeno è segno della progressiva liberazione che, tuttavia, non è legata necessariamente a queste manifestazioni.

Un’altra manifestazione, che sia pure assai raramente, è stata verificata da vari esorcisti, tra cui io stesso, è la “levitazione”. Essa, come sappiamo, si verifica anche nella vita di vari mistici; questo fenomeno, però, quando è associato alla conoscenza di cose occulte e all’avversione al sacro, non può essere certamente attribuito a Dio o agli angeli, ma va riconosciuto come segno d’intervento diabolico.

Sintetizzando quanto detto fino ad ora, i criteri per distinguere una possessione diabolica sono principalmente questi: quando si constata che la nuova personalità che si manifesta, cambia i tratti somatici e il comportamento di quella persona e dimostra conoscenza di cose occulte e nel medesimo tempo avversione al sacro, questo è di per sé non un semplice indizio, ma un indizio forte di possessione.

La mia esperienza, come quella di tanti altri esorcisti -naturalmente relativa a persone veramente possedute- ci pone davanti a uomini e donne perfettamente sani di mente, esposti però a un livello di sofferenza tale, di cui neppure si sospetterebbe l’esistenza. Tale sofferenza, che egli infligge con crudeltà e sadismo, intende condurre alla sfiducia nei confronti di Dio, insinuando il dubbio che Egli non sia buono, proprio perché permette tali supplizi. Il demonio sa benissimo che quando una persona è martoriata è più facile portarla alla ribellione contro Dio: il danno al corpo è solo subordinato a quello spirituale. Il suo vero scopo -sia in caso di azione ordinaria che straordinaria- è quello di volgere la volontà dell’uomo contro Dio. Il demonio, però, sa che la sofferenza che procura attraverso una possessione è un’arma a doppio taglio: essa infatti, se offerta dalla sua vittima a Dio, si volge a vantaggio proprio di quella persona; e allora egli è, allo stesso tempo, geloso della persona che sta facendo soffrire, perché le sofferenze che lui stesso sta procurando, offerte a Dio, anziché allontanarla da Dio l’avvicinano ancora di più a Lui.

Nella nostra preghiera quotidiana non dovremmo mai dimenticarci di raccomandare a Dio questi nostri fratelli e sorelle, insieme a coloro che hanno il compito di aiutarli.

Il problema «possessione diabolica» è estremamente serio. Se per negligenza, per superficialità, per scarsità di discernimento o, peggio ancora, per prevenzione intellettuale, dovessimo abbandonare alla loro sofferenza persone che hanno realmente bisogno del ministero dell’esorcismo, noi ci assumeremmo una grande responsabilità nei confronti di Dio, che ci aveva invitati a soccorrere quei nostri fratelli. Il demonio è animato da un’insopprimibile desiderio di nuocere alla sua vittima.

L’azione straordinaria del demonio non è limitata alla sola possessione diabolica.

Essa si può manifestare sotto forma di sola vessazione fisica, con azioni, da parte del diavolo e dei demoni, tese ad aggredire e a tormentare l’uomo fisicamente, come tagli, oppure scottature, graffi, punture, morsi, bastonate, colpi, incisioni nella pelle di lettere, parole o segni che persistono per un certo tempo e poi scompaiono

«La presenza del diavolo e di altri demoni si manifesta e si concretizza non solo nel caso di persone tentate o possedute, ma anche quando cose e luoghi sono fatti in qualche modo oggetto dell’azione diabolica»[8]. In questo caso tale azione viene definita: “infestazione diabolica locale”.

[1] «Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari», Presentazione, pag. 11, par. 7, Libreria Editrice Vaticana, 2001. [Testo promulgato dalla «Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti». Versione italiana a cura della Conferenza Episcopale Italiana].

[2] Ivi, Presentazione, pag. 11, par. 8.

[3] Ivi, Presentazione, pag. 11, par. 8.

[4] Ivi, Presentazione, pag. 11, par. 8.

[5] Ivi, Premesse generali, pag. 20-21, par. 6-7.

[6] «Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica», n. 74.

[7] «Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari», Presentazione, par. 5, pag. 10, Libreria Editrice Vaticana, 2001. [Testo promulgato dalla Congregazione per il «Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti». Versione italiana a cura della Conferenza Episcopale Italiana].

[8] «Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari», pag. 89, par. 1. Libreria Editrice Vaticana, 2001. [Testo promulgato dalla «Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti». Versione italiana a cura della Conferenza Episcopale Italiana].